G. K. (Gilbert Keith) Chesterton
Capitolo 20
Lui lo riconobbe, soprattutto l'erezione atroce di ordine di festa inglese,
come la faccia di un vecchio ma dimenticato nome di amico Ezza. Questa gioventù
era stato un prodigio all'università, e la fama europea lo fu promesso
quando lui aveva appena quindici anni; ma quando lui apparve nel mondo lui fallì,
prima pubblicamente come un drammaturgo ed un demagogo, e poi privatamente
per anni su fine come un attore, un viaggiatore, un agente di commissione
o un giornalista. Muscari l'aveva saputo ultimo dietro alle luci della ribalta;
lui era ma troppo bene accordò agli eccitamenti di quella professione,
e si credè che alcuna calamità morale l'aveva ingoiato su.
"Ezza!" pianto il poeta, aumento e mani tremanti in
un stupore piacevole. "Bene, io L'ho visto in molti costumi
nella stanza verde; ma io non mi aspettai mai di vederLa vestì su
come un inglese."
"Questo", Ezza risposto seriamente, non "è il costume di un inglese,
ma degli italiani del futuro."
"In quel caso", remarked Muscari, "io confesso io preferisco
gli italiani del passato."
"Quello è il Suo vecchio errore, Muscari" detto l'uomo in tweed,
scuotendo la sua testa; "e l'errore dell'Italia. Nel sedicesimo secolo
noi toscani fecero la mattina: noi avevamo l'acciaio più nuovo, l'intaglio più nuovo,
la chimica più nuova. Perché deve noi non ora abbiamo le fabbriche più nuove,
i motori più nuovi, la finanza più nuova--i vestiti più nuovi?"
"Perché loro non sono valore avendo", Muscari risposto.
"Lei non può fare italiani veramente progressivo; loro sono troppo intelligenti.
Uomini che vedono il taglio corto al buono vivendo non passeranno mai
le strade elaborate e nuove."
"Bene, a me Marconi, o D'Annunzio, è la stella dell'Italia"
detto l'altro. "Ecco perché io sono divenuta un Futurista--ed un corriere."
"Un corriere!" Muscari pianto, ridendo. "È che l'ultimo di Suo
elenco di mestieri? E che sta conducendo?"
"Oh, un uomo del nome di Harrogate, e la sua famiglia, io credo."
"Non il banchiere in questo albergo?" chiesto il poeta,