G. K. (Gilbert Keith) Chesterton
Capitolo 2
strumenti della chimica o le meccaniche.
Il Dr Hood camminò la lunghezza della sua sequenza di appartamenti, limitò--
come le geografie dei ragazzi dica--sull'est del Mare del Nord e sull'ovest
dalle file di serried di suo sociologico e biblioteca di criminologo.
Lui era vestito nel velluto di un artista, ma con nessuna della negligenza di un artista;
i suoi capelli furono sparati pesantemente con grigio, ma crescendo spesso e sano;
la sua faccia era magra, ma sanguigna ed ansiosa. Tutto circa lui
e la sua stanza subito indicò qualche cosa rigido e senza riposo,
come quel grande mare settentrionale da che (su principi puri di igiene)
lui aveva costruito la sua casa.
Destini, mentre essendo in un umore divertente, spinse la porta apra e
presentato in quelli brami, appartamenti severi, mare-affiancati
uno che forse era il più sorprendente opposto di loro e loro padrone.
In risposta ad una citazione asciutta ma civile, la porta aprì inwards
e là camminò trascinando i piedi nella stanza una piccola figura informe,
quale sembrò trovare il suo proprio cappello ed ombrello come ingovernabile come
una massa di bagaglio. L'ombrello era un fascio nero e prosaico
passato lungo ripara; il cappello era un cappello nero e largo-curvo, ecclesiastico
ma non comune in Inghilterra; l'uomo era la molta incarnazione di tutti
quello è semplice ed indifeso.
Il dottore riguardò il nuovo-comer con un stupore riservato,
non diversamente da quello lui avrebbe mostrato se alcuno enorme ma evidentemente
mare-bestia innocua aveva strisciato nella sua stanza. Il nuovo-comer
riguardato il dottore con quello radiando ma la cordialità senza fiato
quale caratterizza una donna delle pulizie corpulenta che ha maneggiato appena
riempirsi in un autobus. È una confusione ricca di
stesso-congratulazione sociale e confusione fisica. Il suo cappello cadde
al tappeto, il suo ombrello pesante scivolò tra i suoi ginocchia con un tonfo;
lui arrivò dopo quell'e chinò la testa dopo l'altro, ma con