G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Gli Alberi dell'Orgoglio

G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Capitolo 15


Paynter intervenne rapidamente e soavemente.  "Ora quello sonda un affascinando
pezzo della psicologia.  Considera uomini alberi?"

"Come io non posso immaginare perché uomini dovrebbero camminare, io non posso immaginare perché
alberi non devono, Treherne risposto.

"Evidentemente, è la natura dell'organismo", frammise
l'ospite medico, il Dott. Burton Brown;  "è necessario nel molto
dattilografi di struttura vegetale."

"Nelle altre parole, un albero si conficca nel fango dalla fine di anno alla fine di anno,"
Treherne risposto.  "Quindi Lei ferma nella Sua stanza che consulta da dieci a
undici ogni giorno.  E non fa Lei immagina una fata, mentre guardando in alla Sua finestra
per un bagliore dopo avere saltato appena sulla luna e giocò gelso
pianti cespugli su col Pleiades, penserebbe Lei sia una struttura vegetale,
e quella seduta ancora la natura dell'organismo era?"

"Io non accado di credere in fate", detto il dottore piuttosto rigidamente,
per il hominem di annuncio di argumentum stava divenendo troppo comune.  Un solforoso
rabbia di subconscio sembrò irradiare dal poeta scuro.

"Bene, io non dovrei sperare, Dottore", cominciò il Gentiluomo di campagna, nel suo
stile forte ed amichevole, e poi si fermò, mentre vedendo l'altro
attenzione arrestò.  Il maggiordomo silenzioso che aspetta sugli ospiti
era apparso dietro alla sedia del dottore, e stava dicendo
qualche cosa nel minimo, toni di livello del servitore di welltrained.
Lui era così liscio un campione del tipo che altri non hanno notato mai,
per prima, che lui ripetè anche il ritratto scuro, comunque verniciò,
così comune in questa particolare famiglia di Cornish Celts.  La sua faccia
era giallastro ed anche ingiallisce, ed il suo nero di indaco naturale di capelli.
Lui passò il nome di Miglia.  Del feltro oppresso dal tribale
dattilografi in questo piccolo angolo dell'Inghilterra.  Loro sentirono in qualche modo come se
tutti queste facce scure erano le maschere di una società segreta.

Il dottore colorò di rosa con una mezza scusa.  "Io devo chiedere al perdono
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