Capitolo 31
lavori", lui disse, e si sedette improvvisamente. Prima che lui aveva fatto così, il lungo, uomo magro con la barba americana era di nuovo sui suoi piedi, e stava ripetendo in un americano alto monotonia-- "Io imploro appoggiare l'elezione di Camerata Syme." "La volontà di emendamento, come al solito prima" sia messa, Sig. Buttons detto, il presidente, con rapidità meccanica. "La domanda è quel Camerata Syme--" Gregory aveva saltato di nuovo ai suoi piedi, mentre anelando ed appassionato. "Camerata", lui gridò, "io non sono un matto." "Oh, oh!" detto il Sig. Witherspoon. "Io non sono un matto", Gregory reiterato, con una sincerità spaventosa quale per un momento barcollò la stanza, "ma io gli do un consiglio quale Lei può chiamare arrabbiato se gli piace. No, io non lo chiamerò un consigli, per io posso dargli nessuna ragione per lui. Io lo chiamerò un comando. Lo chiami un comando arrabbiato, ma agisca su lui. Colpisca, ma senta io! Mi uccida, ma mi rispetti! Non elegga questo uomo." La verità è così terribile, anche in catene che per un momento Syme è snello e la vittoria alienata ondeggiò come una canna. Ma Lei non poteva indovinare dal blu tetro di Syme guarda. Lui cominciò soltanto-- "Camerata i comandi di Gregory--" Poi l'incantesimo fu addentato, ed un anarchico chiamò fuori a Gregory-- "Chi è? Lei non è domenica"; ed un altro anarchico aggiunse in un voce più pesante, "E Lei non è giovedì." "Camerata", Gregory pianto in una voce come quello di un martire che in un ecstacy del dolore è passato oltre il dolore, "non è nulla a me se Lei mi detesta come un tiranno o mi detesta come un schiavo. Se Lei non prenderà il mio comando, accetti la mia degradazione. Io mi inginocchio a Lei. IO si getti ai Suoi piedi. Io L'imploro. Non elegga questo uomo." "Camerata Gregory", detto il presidente dopo una pausa dolorosa, "questo veramente non è piuttosto onorato." C'era per la prima volta nei procedimenti per alcuno secondo un
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