G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

L'Uomo Che Era giovedì, un incubo

G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Capitolo 20

noi abbiamo chiamato un incontrando questa molta sera per eleggere un successore."

Lui arrivò ai suoi piedi ed andò a zonzo attraverso la stanza con un genere di
imbarazzo sorridente.

"Io sento in qualche modo come se Lei fosse mia madre, Syme" che lui ha continuato
casualmente. "Io sento che io posso confidare qualsiasi cosa a Lei, come Lei abbia
promesso di non dire nessuno. Infatti, io confiderò a Lei qualche cosa
che io non direi in così molte parole agli anarchici che saranno
entrando alla stanza in approssimativamente dieci minuti. Noi possiamo, chiaramente, vada
attraverso una forma di elezione;  ma io non bado dirgli che è
praticamente certo quello che sarà il risultato." Lui guardò in giù per un
momento modestamente. "È pressocché una cosa fissa che io devo essere
Giovedì."

"Il mio caro individuo." Syme detto di cuore, "io mi congratulo con Lei. Un grande
vada di carriera!"

Gregory sorrise in disapprovazione, e camminò attraverso la stanza, mentre parlando
rapidamente.

"Come una questione di fatto, tutto è pronto per me su questa tavola", lui
detto, "e la cerimonia probabilmente sarà la corto possibile."

Syme andò a zonzo anche attraverso alla tavola, e trovò giacendo attraverso lui un
ambulante-bastone che risultò su esame per essere una spada-bastone,
la rivoltella di un grande Puledro, un caso di panino, ed un fiasco formidabile di
brandy. Sulla sedia, accanto alla tavola fu gettato un
capo che pesante-guarda o mantello.

"Io devo finire" la forma di elezione, continuò
Gregory con animazione, "poi io afferro su questo mantello e bastone,
riempa queste altre cose nella mia tasca, avanzi fuori di una porta in
questa caverna che apre sul fiume dove c'è una vaporizzare-tirata
già aspettandomi, e poi--poi--oh, la gioia selvatica di essere
Giovedì!" E lui si agganciò le mani.

Syme che ancora una volta si era seduto col suo languore insolente e solito,
arrivato ai suoi piedi con un'aria insolita di esitazione.

"Perché è esso", lui chiese vagamente, "che io penso che Lei è un vero decente
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