Capitolo 69
"Oh, nel nome di Dio, venga al mio casa-agente! Venga alla mia camera da letto. Guardi sotto il mio letto. Esamini il mio polvere-bidone. Venga lungo!" E con un energia furiosa che portò via il nostro alito lui colpì la sua uscita di la stanza. Rupert Grant, i suoi occhi blu e senza riposo che ballano col suo detective eccitamento, presto preso sulle spalle lungo lui mentre parlandogli con quello cameratismo trasparente che lui immaginò essere adatto da il poliziotto travestito al criminale travestito. Il suo interpretazione certamente fu corroborata da un particolare dettaglio, l'agitazione chiara, seccatura, ed il nervosismo dell'uomo con chi lui camminò. Basil ed io camminammo con passo pesante parte posteriore, e non era necessario per noi per dire l'un l'altro che noi ambo avevano osservato questo. Tenente Drummond Keith ci condusse attraverso molto straordinario e neighbourhoods poco promettente nella ricerca per suo straordinario casa-agente. Nessuno del fratelli Grant andò a vuoto ad osservare questo fatto. Come crebbero più vicino le strade e più piegato ed i tetti abbassi ed i tombini più lordo con fango, una curiosità più scura approfondì, sui sopracciglia di Basil, e la figura di Rupert vista da parte posteriore sembrato riempire la strada con una vanteria gigantesca del successo. A lunghezza, alla fine del quarto o quinto magro strada grigia in quello distretto sterile, noi venimmo improvvisamente ad un alt, il misterioso tenente che ancora una volta guarda circa lui con un genere di imbronciato disperazione. Sopra di una fila di imposte ed una porta, del tutto indescrivibilmente scuro in aspetto ed in taglia scarso sufficiente anche per un penny toyshop, corse l'iscrizione: "P. Montmorency, Casa-agente." "Questo è l'ufficio del quale io parlai", Keith detto, in un taglio voce. "Voglia Lei aspetta qui un momento, o fa il Suo stupendo tenerezza sul mio piombo di welfare Lei per desiderare udire per caso tutto Devo dire al mio consulente di affari?"
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