G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Una Miscellanea di Uomini

G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Capitolo 47

i rossi e fiamme gialle ridipinsero in piscine e pozze.  Oltre era fioco
mucchi di persone ed una piccola voce distante che gridano fuori ordini.  Il
fuoco-motore erano a lavoro.  Io seguii fra le riflessioni rosse che
sembrato come fuochi sotterranei;  Io avevo una sensazione singolare di essere in un
sogno molto importante.  Stranamente abbastanza, questo si aumentò quando io trovai quello
la maggior parte dei miei amici e mio neighbours furono impigliati nella folla.  Solamente in
sogni noi vediamo così vividamente facce familiari contro un sfondo nero di
mezzanotte.  Io ero contento per trovare (per la causa del ciclista di lavoratore) che il
fuoco non era nelle case dal legno-recinto, ma nel legno-recinto stesso.
Non c'era paura per la vita umana, e la cosa era apparentemente fortuita;
sebbene c'erano i brutti bisbigli soliti sulla rivalità e vendetta.  Ma
per tutti che io non potevo scuotere via la mia anima sogno-drogata un gonfio, tragico,
genere funesto di sensazione, che tutto aveva qualche cosa per fare col
incoronando del Re inglese, e la gloria o la fine dell'Inghilterra.  Era
non fino a me vide le pozze e le ceneri in luce del giorno larga la prossimo mattina
che io ero fondamentalmente sicuro che la mia avventura mezzanotte non aveva
accaduto fuori di questo mondo.

Ma io ero più arrogante degli Imperatori antichi Pharaoh o
Nebuchadnezzar;  per io tentai di interpretare il mio proprio sogno.  Il fuoco era
alimentando su pile solide di faggio non usato o pino, grigio e pali bianchi di
legno di vergine.  Era un'orgia di spreco mero;  migliaia di buone cose sia
essendo ucciso prima che loro mai erano esistiti.  Porte, tavole, walkingsticks,
carriole, spade di legno per ragazzi bambole olandesi per ragazze io potrei sentire
l'uggiolare di ogni cosa di uncreated come scadde nelle fiamme.  E poi io
pensiero di quell'altra torre nobile di cose superflue nel quali stettero in piedi il
campo oltre il mio giardino;  il falò, la montagna di vanità che sono
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