J. L. Cherry
Capitolo 46
non riesce a dirgli se io penso che Lei ha parlato di altri con più
acrimonia che Lei deve. Non c'è occasione per spedirmi con lui
la Sua pubblicazione nuova. Io lo troverò come io ho prima quelli. Io spero
l'ultimo capitolo della Sua monografia, se è portato su al tempo presente,
registrerà i Suoi bambini sta avendo in salvo sulla piccola varicella, di
quale Lei esprime le apprensioni nella Sua ultima lettera. Noi abbiamo bene
attraverso l'inverno fin qui. Per mancanza di migliore lavoro io ho
sta insegnando Dicky per scrivere il mio più giovane ragazzo. Forse Lei penserà
io non su bene qualificò per così importante un ufficio, ma io assicuro
Lei quando io ho due linee di parallelo dominate a distanze corrette che io posso
produca qualche cosa come una copia. Insegnare altri non è nessun cattivo modo di imparare
uno è stesso. Nonostante le frustature che io avevo a scuola, io potevo,
mai non impari quella grammatica per la quale Lei ha così grande un'avversione,
completamente, coltivi io cominciai ad istruire il mio proprio figlio in lui, ma poi io
fatto un progresso meraviglioso. Io non dovrei riuscire così bene nel raccogliere
felci. Un medico raccomandò una volta a me lo studio della botanica per il
buono della mia salute, ma lui aveva pubblicato un'edizione di Linnaeus.
Un altro prescrisse a me vino di porto, ma, uomo povero, lui precipitò presto un
martirizzi al suo proprio sistema. In tali questioni senso comune ed uno è proprio
inclinazione è le migliori guide. Le Sig.ra C. e le Sue altre conoscenze
qui La ricordi gentilmente. Io sono caro Clare, tanti auguri per
Lei e famiglia,
Il Suo amico affettuoso,
H. F. CARY."
"Museo britannico, il 13 aprile 1830,
Caro Clare,--
Io ho aspettato della durata per rispondere alla Sua lettera, nelle speranze di essere capace
dargli le informazioni Lei richiede; ma le informazioni non fanno
venga ed io non aspetterò più. Io o non ho visto Agnello o
Wainwright fin dall'estate scorsa, quando il primo un giorno esausto con me