Capitolo 61
Era finito. Il cameriere, dopo essere stato in piedi per dei secondi rigido, come un catalettico, girato rotondo e perse pazzamente la stanza. Quando lui riapparve nella stanza, o piuttosto nella via d'accesso, esso era in società con un altro cameriere, con chi lui bisbigliò e gesticolato con fierezza meridionale. Poi il primo cameriere andò via, lasciando il secondo cameriere, e riapparve con un terzo cameriere. Dalla durata un quarto cameriere aveva congiunto questo affrettato sinodo, il Sig. Audley lo sentì necessario irrompere il silenzio il interessi di Tatto. Lui usò una tosse molto forte, invece di un martello presidenziale, e detto: "Lavoro splendido giovane Approfittatore facendo in Burmah. Ora, nessuna altra nazione nel mondo potrebbe avere--" Un quinto cameriere aveva sped verso lui come una freccia, ed era bisbigliando nel suo orecchio: "Così spiacente. Importante! Il proprietario gli parli?" Il presidente girò in disturbo, e con una sega di sguardo fisso stordita La Sig. Lever che viene verso loro con la sua rapidità ingombrante. Il portamento del buon proprietario era davvero il suo portamento solito, ma il suo faccia era da nessuno mezzi solito. Generalmente era un geniale rame-marrone; ora era un giallo malaticcio. "Lei mi perdonerà, il Sig. Audley" lui disse, con asmatico affanno. "Io ho le grandi apprensioni. Le Sue pesce-piatto, loro sono fatti piazza pulita col coltello ed inforcano su loro!" "Bene, io spero così", disse il presidente, con un po' di calore. "Lo vede?" anelato il custode di albergo eccitato; "Lei vede il cameriere che li portò via? Lo sa?" "Sappia il cameriere?" risposto indignatamente al Sig. Audley. "Certamente non!" La Sig. Lever aprì le sue mani con un gesto dell'agonia. "Io mai lo spedisca", lui disse. "Io non so quando o perché lui viene. Io spedisco mio cameriere per portare via i piatti, e lui li trova già via." Il Sig. Audley ancora sembrò piuttosto anche sconcertato per realmente essere il
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