G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Eretici

G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Capitolo 76

di specchi nei quali lui vive.  Il Sig. Moore non prova antipatia
così molto si chiedendo a credere nell'esistenza spirituale
di miracoli o sacramenti, ma lui fondamentalmente prova antipatia
si chiedendo a credere nell'esistenza attuale di altre persone.
Come i suoi Pater master e tutti gli esteti, la sua vera disputa con
la vita è che non è un sogno che può essere foggiato dal sognatore.
Non è il dogma della realtà dell'altro mondo che l'agita,
ma il dogma della realtà di questo mondo.

La verità è che la tradizione del Cristianesimo (quale ancora è l'unico
morale aderente dell'Europa) resti su due o tre paradossi o misteri
quale può essere contestato facilmente in argomento e come giustificò facilmente nella vita.
Uno di loro, per esempio è il paradosso della speranza o la fede--
che la più senza speranza è la situazione i più pieni di speranza devono essere gli uomini.
Stevenson capì questo, e di conseguenza il Sig. Moore non può
capisca Stevenson.  Un altro è il paradosso della carità o cavalleria
che il più debole una cosa è il più che dovrebbe essere rispettato,
che il più indifendibile una cosa è il più che dovrebbe fare appello
a noi per un certo genere di difesa.  Thackeray capì questo,
e perciò il Sig. Moore non capisce Thackeray.  Ora, uno di
questi molto pratico e lavorando misteri nella tradizione cristiana,
ed uno che la Chiesa Cattolica Romana, come dico io, l'ha fatta meglio
lavori in singling fuori, è la concezione della colpevolezza dell'orgoglio.
L'orgoglio è una debolezza nel carattere;  asciuga su risata,
asciuga su si chieda, asciuga su cavalleria ed energia.
La tradizione cristiana capisce questo;  perciò il Sig. Moore
non capisca la tradizione cristiana.

Per la verità molto è anche più strano che appare nel formale
dottrina del peccato dell'orgoglio.  Non solo è vero che
l'umiltà è una cosa molto più saggia e più vigorosa che l'orgoglio.
È anche vero che la vanità è una cosa molto più saggia e più vigorosa
che l'orgoglio.  La vanità è sociale--è pressocché qualche genere di cameratismo;
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