Capitolo 88
il carrello al molto orlo della tavola e lo scivolò dolcemente in
luogo. Un ragazzo grasso e cresciuto eccessivamente, con le sue maniche rotolate al suo
spalle, portò tre brillanti occhiali, tre bottiglie di Glanzen
Wasser ed un cavatappi.
Era a questa durata più inopportuna che Johnny raggio di Gioco d'azzardo.
"Bene, il Sig. Ersten", lui osservò allegramente, "io sono venuto a tondo a fare
Lei un'offerta per quel contratto d'affitto."
Il Sig. Ersten, i suoi sopracciglia nodosi volsero sulla cerimonia sacra circa
essere compiuto, guardò su con un grugnito--ed immediatamente ritornò a
i suoi affari. Il Sig. Kurzerhosen gettò uno sguardo tondo per un istante in
appello corrucciato. Il Sig. Schoppenvoll non prestò attenzione qualunque cosa al
interruzione. Lui diede un'esposizione di sughero-tirare quale un
è probabile che orologiaio avrebbe invidiato per la sua delicatezza; lui versò l'alto
occhiali mezzo-pieno dell'ambra chiara fluido ed aprì le bottiglie di
Glanzen Wasser. I tre amici, Schoppenvoll che ora siede, clinked
il loro steins solennemente e li vuotò. Ersten asciugò la schiuma da
il suo baffi grigio che arruffa.
"Su quel contratto d'affitto io non ho niente per dire", lui disse a Johnny, mentre riparando un
occhio austero su lui. "Io non lo venderò."
Gli altri gentiluomini della festa reputarono l'estraneo come un
persona che s'intrufola imperdonabile.
"Io sono preparato per fabbricargli un'offerta molto buona per lui", insistè
Johnny. "Io ho una migliore ubicazione per Lei, non mezzo un blocco via,
ed io ho preso una scelta su un contratto d'affitto di lungo-tempo per lui."
Il ragazzo impassibile rimosse lo steins. I tre gentiluomini versarono il
Glanzen Wasser nel loro vino.
"Io non venderò il contratto d'affitto", Ersten annunciato con così la calma
finalità che Johnny si è scusato per l'intrusione e prelevò. Come
lui andò fuori, Ersten e Kurzerhosen e Schoppenvoll, in felice
dimenticanza di lui, elevò i loro occhiali per il primo delizioso
centellini del Rheinthranen di che c'erano solamente duecento e