Capitolo 25
"Lui è il mio nemico", Evan detto, semplicemente; "lui è il nemico di Dio." La Sig. Vane spostò bruscamente nel suo posto, mentre lasciando cadere il monocolo fuori del suo occhio in un imbarazzo momentaneo e non poco virile. "Lei non deve parlare come quello qui", lui disse, rudemente, ed in un genere di fretta "che non ha niente per fare con noi." Evan si aprì i grandi, blu occhi; "Dio", lui cominciò. "Sia quieto", disse il magistrato, adiratamente "è molto indesiderabile quelle cose di quel genere dovrebbero essere parlate circa--un--in pubblico, ed in una Corte di giustizia all'ordine del giorno. Religione è--un--troppo personale una questione per essere menzionato in tale luogo." "È?" risposto al Montanaro, "poi quello che faceva quelli poliziotti giuri proprio ora da?" "Quella non è Banderuola parallela", risposta, piuttosto irritabilmente; "di corso c'è una forma di giuramento--essere preso riverentemente-- riverentemente, e c'è una fine di lui. Ma parlare in un pubblico metta gli approssimativamente uno sentimenti più sacri e privati--bene, io lo chiami il cattivo gusto. (Disdegni applauso.) Io lo chiamo irriverente. Io lo chiamo irriverente, ed io non sono o specialmente ortodosso." "Io vedo Lei non è, disse Evan, "ma io sono." "Noi stiamo chiedendoci dal punto", detto il magistrato di polizia, collaborandosi insieme. "Posso chiedere perché Lei fracassò la finestra di questo cittadino degno?" Evan diventò un poco pallido alla memoria mera, ma lui rispose con lo stesso raffreddore e pedanteria mortale che lui ha mostrato in tutto. "Perché lui bestemmiò la Nostra Signora." "Io gli dico una volta e per sempre", pianse la Sig. Vane di Cumberland, mentre bussando le sue nocche adiratamente sulla tavola, "io gli dico, una volta e per sempre, il mio uomo, che io non La voglio abbia giramento su alcuna concione religiosa o smussi qui. Non immagini che mi entusiasmerà. Il più più persone religiose non sono quelle che parlano di lui. (Applauso.)
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