G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

La Palla e la Croce

G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Capitolo 15

era in un'altra infinità, fuori sotto la cupola di un altro cielo.
Ma questa era una cupola di cielo fatta da uomo.  L'oro e verde e
cremisi del suo tramonto non sia nelle nubi informi ma in
forme di cherubim e seraphim, forme umane e terribili con un
piumaggio appassionato.  Le sue stelle non erano su ma lontano sotto, come
precipitato stelle ancora in costellazioni non rotte;  la cupola stessa
era pieno dell'oscurità.  E lontano sotto, abbassi anche che le luci,
potrebbe essere visto camminando a carponi o masse nere ed immobili, grandi di uomini.
La lingua di un organo terribile sembrò scuotere la molta aria in
la lacuna intera;  ed attraverso lui là venne su a Michael il suono
di una lingua più terribile;  la voce eterna e terribile di uomo,
chiamando ai suoi dei dall'inizio alla fine del mondo.
Michael pressocché sentì come se lui fosse un dio, e tutte le voci erano
lanciato a lui.

"No, le belle cose non sono qui", detto la demi-dio in
bottoni, carezzevolmente.  "Le belle cose sono giù dalle scale.  Lei
venga insieme a me.  C'è qualche cosa che La sorprenderà
giù dalle scale;  qualche cosa che Lei vuole vedere moltissimo."

Evidentemente gli uomini in bottoni non si sentirono come un dio, così Michael
non fatto nessun tentativo di spiegargli i suoi sentimenti, ma lo seguì
mitemente abbastanza in giù la pista della scala serpentina.  Lui aveva
nessuna nozione dove o a che livello lui era.  Lui ancora era pieno del
lo splendore freddo di spazio, e di quello che ha un scrittore francese
chiamato brillantemente la "vertigine dell'infinito", quando un altro
porta aprì, e con un colpo indescrivibile lui si trovò su
il livello familiare, in una strada pieno di facce, con le case
ed anche i lampioni sopra della sua testa.  Lui si sentì improvvisamente felice
ed improvvisamente indescrivibilmente piccolo.  Lui immaginò gli era cambiato
in un bambino di nuovo;  i suoi occhi cercarono la pavimentazione come seriamente
bambini faccia, come se fosse una cosa con cui qualche cosa
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