Capitolo 15
era in un'altra infinità, fuori sotto la cupola di un altro cielo. Ma questa era una cupola di cielo fatta da uomo. L'oro e verde e cremisi del suo tramonto non sia nelle nubi informi ma in forme di cherubim e seraphim, forme umane e terribili con un piumaggio appassionato. Le sue stelle non erano su ma lontano sotto, come precipitato stelle ancora in costellazioni non rotte; la cupola stessa era pieno dell'oscurità. E lontano sotto, abbassi anche che le luci, potrebbe essere visto camminando a carponi o masse nere ed immobili, grandi di uomini. La lingua di un organo terribile sembrò scuotere la molta aria in la lacuna intera; ed attraverso lui là venne su a Michael il suono di una lingua più terribile; la voce eterna e terribile di uomo, chiamando ai suoi dei dall'inizio alla fine del mondo. Michael pressocché sentì come se lui fosse un dio, e tutte le voci erano lanciato a lui. "No, le belle cose non sono qui", detto la demi-dio in bottoni, carezzevolmente. "Le belle cose sono giù dalle scale. Lei venga insieme a me. C'è qualche cosa che La sorprenderà giù dalle scale; qualche cosa che Lei vuole vedere moltissimo." Evidentemente gli uomini in bottoni non si sentirono come un dio, così Michael non fatto nessun tentativo di spiegargli i suoi sentimenti, ma lo seguì mitemente abbastanza in giù la pista della scala serpentina. Lui aveva nessuna nozione dove o a che livello lui era. Lui ancora era pieno del lo splendore freddo di spazio, e di quello che ha un scrittore francese chiamato brillantemente la "vertigine dell'infinito", quando un altro porta aprì, e con un colpo indescrivibile lui si trovò su il livello familiare, in una strada pieno di facce, con le case ed anche i lampioni sopra della sua testa. Lui si sentì improvvisamente felice ed improvvisamente indescrivibilmente piccolo. Lui immaginò gli era cambiato in un bambino di nuovo; i suoi occhi cercarono la pavimentazione come seriamente bambini faccia, come se fosse una cosa con cui qualche cosa
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