G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

La Palla e la Croce

G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Capitolo 12

dogmatize su tali stati, ancora è più impossibile a
li descriva.  A questo spasmo della sanità mentale e la chiarezza in Michael
mente riuscì un spasmo del terrore degli elementi della natura;  il terrore del
animale in noi quali saluti l'universo intero come il suo nemico;
quale, quando è vittorioso, non ha pietà, e così, quando è
sconfitto non ha speranza immaginabile.  Di quello dieci minuti di terrore esso
non è possibile parlare in parole umane.  Ma poi di nuovo in quello
l'oscurità dannabile cominciò là a crescere un'alba strana come di grigio
ed argento pallido.  E di questa ultima dimissione o la certezza esso
è anche meno possibile scrivere;  è qualche cosa estraneo che
inferno stesso;  forse è l'ultimo del secrets di Dio.  Al
crisi più alta di alcuna angoscia incurabile precipiterà là improvvisamente
sull'uomo la calma di un appagamento alienato.  Non è
la speranza, per la speranza è rotto e romantico ed interessato col
futuro;  questo è completo e del presente.  Non è la fede, per
la fede dalla sua molta natura è fiera, e come subito sia
dubbioso e provocatorio;  ma questa è semplicemente una soddisfazione.  È
non la conoscenza, per l'intelletto sembra non avere particolare parte
in lui.  Né è esso (come gli idioti moderni certamente direbbe è)
un intirizzimento mero o paralisi negativa dei poteri del dolore.  Esso
non è negativo nel minimo;  è positivo come le buone notizie.  In
alcuni sentono, davvero, è le buone notizie.  Pressocché sembra come se là
era dell'uguaglianza fra cose, dell'equilibrio in del tutto possibile
contingenze che noi non siamo permessi di sapere affinché non noi dobbiamo
impari l'indifferenza a buono e cattivo, ma che qualche volta è mostrato
a noi per un istante come un ultimo aiuto nella nostra ultima agonia.

Michael non poteva dare certamente genere di razionale
conto di questa soddisfazione insignificante ed enorme attraverso il quale mise a bagno
lui e lo riempì all'orlo.  Lui sentì con un genere di
lucidità imbecille che la croce era là, e la palla era
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