G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Bazzecole tremende

G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Capitolo 30

che le tegole sembrano le piccole nubi di alcuno tramonto strano,
o come le scale lustre di alcuno pesce strano. Loro non vogliono
gli dica che in questa città l'occhio non può rimanere su qualsiasi cosa senza
trovandolo in qualche modo elvish attraente e pari, una faccia intagliata
ad un angolo stradale, un barlume di campi verdi attraverso un arco striminzito,
o del colour inaspettato per lo smalto di un germogli o copra con una cupola.

. . . . .

Sera stava venendo e nella luce di lui tutti questi colours
così semplice ed ancora così sottile sembrò sempre più andare bene insieme
e fa una storia delicata.  Io sedetti in giù per un poco fuori di un caffè
con una fila di piccoli alberi di giocattolo di fronte a lui, ed al momento
il conducente di una mosca (come noi dovremmo chiamarlo) venne allo stesso luogo.
Lui era uno di quelli francesi molto grandi e scuri, un tipo non
comune ma ancora tipico della Francia;  il francese di Rabelaisian,
enorme, bruno, imporporare-affrontò, una vino-barile ambulante;  lui era un genere
di Falstaff Meridionale, se uno può immaginare Falstaff qualsiasi cosa ma l'inglese.
E, c'era davvero, una differenza vitale, tipico di due nazioni.
Per mentre Falstaff starebbe scuotendo con ilarità come
una gelatina enorme, pieno della farsa larga delle strade Londinesi,
questo francese era piuttosto solenne e dignitoso che altrimenti--
come se piacere fosse qualche genere di religione pagana.  Dopo alcuni
discorso che era pieno della civiltà ammirabile e l'uguaglianza
di civilisation francese, lui suggerì senza entrambi ansia
o imbarazzo che lui dovrebbe prendermi nella sua mosca per un'ora
cavalchi nelle colline oltre la città.  E sebbene stava crescendo tardi
Io acconsentii;  per là una strada bianca lunga era sotto un passaggio a volta
ed arrotonda una collina che mi ha trascinato piaccia una corda bianca e lunga.
Noi guidammo attraverso il forti, ingresso accosciato che è stato fatto da romani,
ed io ricordo la coincidenza come un genere di auspicio che come noi
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