G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Bazzecole tremende

G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Capitolo 13

fuori di lui con una curiosità improvvisamente rilasciata. C'era una barriera
ed ufficiali che proteggono la parte di retro del treno;  nessuno era
permesso di pigiare verso lui. Loro stavano proteggendo e stavano nascondendo
qualche cosa;  forse morte in alcuni forma troppo scandalosa, forse
qualche cosa come il Merstham si importa, così mescolato su con mistero umano
e cattiveria che la terra deve dargli un genere della santità;
forse qualche cosa peggio che o. Io andai fuori volentieri abbastanza in
le strade e sega le lampade che splendono sulle facce ridenti.  Né
abbia io mai saputo da quel giorno a questo in che storia strana io
vagato o che cosa spaventosa era la mia compagna nel buio.


IV

IL GIOCO PERFETTO

Noi facciamo incontrare tutti l'uomo che dice che alcune cose dispari hanno
accaduto a lui, ma che lui realmente non crede che loro
era soprannaturale.  La mia propria posizione è l'opposta di questo.
Io credo nel soprannaturale come una questione di intelletto e ragione,
non come una questione dell'esperienza personale.  Io non vedo fantasmi;
Io vedo solamente la loro probabilità inerente.  Ma è completamente
una questione dell'intelligenza mera, non anche dei moti;
i miei nervi e mio corpo sono insieme di questa terra, molto terroso.
Ma su persone di questo temperamento l'una volontà di incidente strana spesso
lasci un'impressione particolare.  E la circostanza più strana
che mai accadde a me accadde un piccolo tempo fa. Consistè
in nulla meno che il mio giocando un gioco, e giocandolo piuttosto bene
per dei diciassette minuti consecutivi. Il fantasma di mio nonno
mi avrebbe stupito meno.

Uno di questi pomeriggi blu e che brucia io mi trovai, a mio
lo stupore inesprimibile, giocando un gioco chiamato croquet.  Io avevo
immaginò che appartenne all'epoca di Liscivia ed Anthony Trollope,
ed io avevo trascurato offrirmi con quelli molto lungo e
baffi di lato lussureggianti che sono veramente essenziali a tale scena.
Io lo giocai con un uomo che noi chiameremo Parkinson, e con chi io avevo
un argomento semi-filosofico che durò attraverso la disputa intera.
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