Capitolo 73
espressione divenne mortale pallido, come lei girò verso il suo amico, e
detto, "Oh, Philothea, vada con me."
Il ditta-hearted fanciulla prese dolcemente il suo braccio all'interno di lei proprio, e
bisbigliato, "Parli la verità, ed abbia fiducia nei Poteri Divini."
CAPITOLO VIII.
Così è; Io ho fatto quelli
Avverso a me chi natura formò i miei amici;
Quelli che da me meritarono nessuno malato, vincere
Thy onora, io diedi solo causa per essere i miei nemici;
E tu, più vile di uomini, tu hast mi tradirono.
EURIPIDES.
Phidias era da solo, con un grande disegno non finito di fronte a lui, su un
tavoletta cerea. I vari gruppi di statue erano sulla stanza; fra che
era evidente la bella lavorazione di Myron, mentre rappresentando un
Parigi inginocchiata che propone la mela dorata ad Aphrodite; e da una maniera di
adulazione comune con artisti ateniesi, la gioventù aggraziata annoiò, il
caratteristiche di Alcibiades. Vicino questo gruppo era Hera e Pallas, dal
mano di Phidias; caratterizzato da una maestà severa di espressione, come
loro guardarono verso Parigi e la sua dea voluttuosa in disprezzo quieto.
Il dispiacere austero era visibile nell'espressione del grande scultore.
Come entrarono le fanciulle, con le loro facce coperte, lui guardò su, e detto
freddamente, "io offrii quella figlia di genitori ignoti entrata nella mia presenza
solo."
Eudora acutamente il feltro il rimprovero implicato dalla soppressione del suo nome,
quale Phidias ritenne lei aveva dishonoured; ed il moto tremulo di
il suo velo tradì la sua agitazione.
Philothea parlò in una voce mite, ma fissa: "Figlio di Charmides, dal
l'amicizia di mio padre, io scongiuro Lei non mi costringe ad abbandonare
Eudora in questa ora della grande angoscia."
In un tono ammorbidito, Phidias rispose,: "La figlia di Alcimenes sa
che per la sua causa, e nell'interesse di lei la propria natura gentile, io posso
la rifiuti nulla."
"Io do thee grazie", riunì la fanciulla, "e contando su questo