Capitolo 44
La permesso tutti i diritti di una figlia?"
"Sì", Eudora risposto; "ma la molta circostanza con la quale io sono stato comprato
i suoi soldi l'amareggia tutti. Io non lo ringrazio che mi è stato insegnato
tutti che divengono una fanciulla ateniese; per io non posso essere mai un ateniese.
Lo spirito ed i regali della libertà malato assortisca con la condizione di un
schiavo. Io desidero che lui mi aveva lasciato per prendersi cura di capre e carichi di orso, come altro
schiavi; essere colpito come loro sono colpiti; morì di fame come loro sono morti di fame;
e muore come loro muoiono. Io non avrei dovuto conoscere poi la mia degradazione. IO
avrebbe fatto amicizia con gli uccelli ed i fiori, e mai non aveva un
cuore-ferita da un sciocco ateniese ed orgoglioso."
Philothea posò dolcemente la sua mano sul braccio del suo amico, e guardando fisso su lei
espressione eccitata, lei disse, "Eudora, del cattivo demone L'irrita
stranamente a-notte. Faceva io non conosco il tenore intero di Suo irreprensibile
vita, io dovrei temere che Lei non sia alla pace con la Sua propria coscienza."
Eudora arrossì profondamente, e carezzò occupatamente il cane col suo piede.
In un mite, in modo chiaro esprima, Philothea continuò: "Cosa _now_ Le impedisce
dal fare l'amicizia con gli uccelli ed i fiori! E perché La fa
curi teneramente un orgoglio così ferì facilmente? Sì, è orgoglio, Eudora. È
travestimento inutile per chiamarlo da un altro nome. L'altezzosità di altri
non farci mai adirato, se noi noi siamo umili. Inoltre, è
molto possibile che Lei è ingiusto a Hipparete. Lei poteva molto naturalmente
ha parlato della spensieratezza del suo schiavo, senza volere dire ricordarLa a
della servitù."
"Lei _did_ l'intende", Eudora risposto, con enfasi adirata. "Lei è sempre
descrivendo i suoi sacrifici pomposi a Demeter; perché lei sa che io sono
escluso dal tempio. Io spero che io vivrò vedere il suo cuore orgoglioso
umiliato."
"No, Eudora", Philothea detto, girando luttuosamente via: I "Suoi sentimenti