Capitolo 34
cosa. Io non sono dell'opinione intrattenuta in questo paese generalmente che
uomo vive dal greco e Latino da solo; ovvero, sapendo un grande molti
parole di due lingue morte che nessuno vivendo sa perfettamente, e
quali sono di nessun uso nel rapporti comune della vita. Conoscenza utile
nella mia opinione consiste di lingue moderne, storia, e la geografia; alcuni
Latino può essere gettato nell'affare, in acquiescenza con costume e per
divertimento di armadio.
Lei è, da questa durata, certamente stancò con questa lettera lunga che io
potrebbe provare a Lei dalle proprie parole di Horace (per io sono un studioso) essere un
cattivo; lui dice, che acqua-bevitori non possono scrivere niente buono: quindi io sono,
con vera verità e stima, il Suo servitore più fedele, umile,
CHESTERFIELD.
LETTERA CCCXVII
Bagno, il 9 ottobre 1770.
SIGNORA: Io sono estremamente obbligato a Lei per qualche parte di genere nella quale Lei prende
mio, salute e la vita: come io sono come indifferente io come alcuno al secondo,
l'altro corpo può essere; ma come al primo, io confesso cura e l'ansia, per
mentre io sono strisciare su questo pianeta, io godrei volentieri la salute
almeno di un insetto. Come lontano queste acque mi ripristineranno a quello,
grado moderato di salute a che da solo io aspiro, io non ho dato ancora
loro un processo equanime, avendo bevve loro ma una settimana; l'unica differenza io
fin qui scoperta è, che io dormo migliore che io facevo.
Io imploro che Lei né si darà, né il Sig. Fitzhugh, molto guaio
sulle piante di pino; per come è tre anni prima che loro fruttificano, io
come bene, alla mia età, querce di pianta, e spera di avere il vantaggio di
il loro legname: comunque, qualcuno o altro, Dio sa chi, li mangerà,
come qualcuno o altro abbatterà e venderà le querce io piantai cinque-e-quaranta
anni fa.
Io spero che i nostri ragazzi siano bene; i miei rispetti a loro ambo. Io sono, col
la più grande verità, il Suo servitore fedele ed umile,
CHESTERFIELD.
LETTERA CCCXVIII