Earl of Philip Dormer Stanhope Chesterfield

Lettere a Suo Figlio sull'Art di Divenire un Uomo del Mondo ed un Gentiluomo, 1753-54

Earl of Philip Dormer Stanhope Chesterfield

Capitolo 47

segua con le Sue preparazioni parlamentari. Abbia quel oggetto in sempre
la Sua vista, e l'intraprende con attenzione.

Io lo prendo per accordò che la Sua tarda residenza in Germania L'ha fatto come
perfetto e corregge in tedesco, come Lei era prima in francese, almeno esso
vale Suo mentre essere così;  perché vale ogni uomo è mentre essere
perfettamente padrone di lingua purchessia lui mai può avere occasione per parlare.
Un uomo non è lui, in una lingua che lui non possiede completamente;
i suoi pensieri sono degradati, quando espresse inelegantemente o imperfettamente;  lui
è fatto venire i crampi ad e confinò, e di conseguenza non può apparire mai a vantaggio.
Esamini ed analizzi quelli pensieri che La colpiscono il più più, o in
conversazione o in libri;  e Lei troverà che loro devono almeno mezzo
il loro merito alla svolta ed espressione di loro. Non c'è niente più vero
che quello vecchio dicendo, 'quod di affermazione di Nihil non affermazione di prins.' È solamente
la maniera di dicendo o scrivergli quello lo fa apparire nuovo. Convinca
Lei che maniera è pressocché tutto, in tutto;  e lo studia
di conseguenza.

Io sono questo momento informato, ed io veramente credo, che la Sig. Fox--[Enrico Fox,
Dio creato Olanda, Barone di Foxley di anno 1763]--è riuscire
Il Sig. Pelham come primo Commissario della Tesoreria e Cancelliere del
Exchequer;  ed il Suo amico, il Sig. Yorke, di Il Hague per riuscire la Sig. Fox
come Segretario in lotta.  Io non sono spiacente per questa promozione della Sig. Fox, come io
è stato su termini civili con lui sempre, e lo trovò pronto farmi
alcuni piccoli servizi. Lui è franco e gentiluomo-come nella sua maniera:  e,
ad un certo grado, io realmente credo, sarà il Suo amico su mio
conto;  se Lei può fabbricargli dopo il Suo, su Suo proprio, 'conci mieux.'
Io non ho niente più per ora dire ma Addio.




LETTERA CXCIX

Londra, il 15 marzo 1754

IL MIO CARO AMICO:  Noi siamo qui nel mezzo di un secondo inverno;  il raffreddore è
più severo, e la neve più profondo, che loro erano nel primo. Io presumo,
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