Capitolo 11
cose in tutta la violenza del dolore, amore, l'ira, ecc. io posso come bene ancora,
supponga che, come io posso che loro dovrebbero parlarloro per metà un
ora; quale loro necessariamente devono fare, o nessuna tragedia potrebbe essere continuata,
a meno che loro avevano ricorso ad un'assurdità molto più grande, i cori del
vegliardi. La tragedia è di una natura, che uno deve vederlo con un grado di
stesso-falsità; noi dobbiamo prestarci un piccolo all'inganno; ed io sono
molto porterà un poco più lontano quella compiacenza che i francesi
faccia.
La tragedia deve essere qualche cosa più grande della vita, o non ci colpirebbe. In
natura le passioni più violente sono silenziose; in tragedia loro devono parlare,
e parla con dignità anche. Da adesso la necessità del loro essere scritto in
verso, e sfortunatamente per i francesi, dalla debolezza di loro
lingua, in rime. E per la stessa ragione, Cato lo Stoico, scadendo a
Utica, rime maschile e femminile a Parigi; e recupera il suo ultimo
alito a Londra, in più harmmonious e verso bianco e corretto.
È piuttosto altrimenti con Commedia che dovrebbe essere la vita comune e mera e
non un iota più grande. Ogni carattere dovrebbe parlare sul palcoscenico, non solo
cosa emetterebbe nella situazione rappresentata là, ma nello stesso
maniera nella quale l'esprimerebbe. Per che ragione che io non posso permettere
rime in commedia, a meno che loro furono messi nella bocca, e venne fuori di
la bocca di un poeta arrabbiato. Ma è impossibile per ingannare uno è stesso
abbastanza (né è esso il minimo necessario in commedia) immaginare un vagabondo ottuso
di un usuraio ingannare, o 'Giovanna lorda' sbagliando grossolanamente nelle rime più eccellenti in
il mondo.
Come per Opere, loro sono essenzialmente troppo assurdi e stravaganti a
menzione; Io li reputo come una scena magica, affettato accomodare gli occhi
e gli orecchi, alla spesa della comprensione; ed io considero
cantando, rimando, e suonando in modo armonioso eroi, e principesse, e filosofi,