Capitolo 66
è parlato nella sua massima purezza, ma malato pronunziato.
Preghi mi salvi il seme di alcuni dei migliori meloni che Lei mangia, e lo metta su
asciugi in carta. Lei non ha bisogno di spedirglimi; ma il Sig. Harte lo porteranno nel suo
tasca quando lui viene su. Io dovrei essere similmente contento di alcuni tagli di
i migliori fichi, specialmente il la Pica gentile ed i maltesi; ma come questo è
non la stagione per loro, il Sig. Mann vogliono, io sfido dica, intraprenda quello
commissioni, e me li spedisca alla durata corretta da Leghorn. Addio.
Si sforzi di accomodare altri, e si devii tanto quanto mai Lei,
in 'honnete et galant homme.'
P. S. io gli spedisco gli inclusero per consegnare a Dio Rochford, su Suo
arrivo a Torino.
LETTERA CXVIII.
Londra, agosto 6 O. S. 1750
IL MIO CARO AMICO: Fin dalla Sua lettera da Sienna che mi diede un molto
conto imperfetto ambo della Sua malattia ed il Suo ricupero, io non ho
ricevuto uno o mette in parole da Lei o il Sig. Harte. Io imputo questo al
spensieratezza del posto semplicemente: e la grande distanza tra noi a
presente mette in mostra le nostre lettere a quegli incidenti. Ma quando Lei viene
Parigi, da donde le lettere arrivi qui molto regolarmente, io insisterò
su Lei continuamente scrivendo una volta a me per settimana; e che sullo stesso
giorno, per esempio ogni giovedì che io posso conoscere da che posta per aspettarsi
la Sua lettera. Io La costringerò anche ad essere più minuto nel Suo conto
di Lei che Lei è stato fin qui, o che io ho richiesto, perché
dell'informations che io ricevo dal Sig. Harte a volte. A
Parigi che Lei sarà fuori del Suo tempo, e deve mettere su per Lei; è
poi che io sarò molto sollecito per sapere come Lei continua Suo
affari. Mentre il Sig. Harte era il Suo partner, la cura era la sua azione, e
il profitto il Suo. Ma a Parigi, se Lei avrà il secondo, Lei deve
prenda i primi insieme a lui. Sarà un vero mondo nuovo a Lei; molto
diverso dal piccolo mondo che Lei ha visto fin qui; e Lei vuole