Capitolo 8
Io dubitai del più più. Lei mi disse, che Lei sia facile, e non vergognoso:
quale è una grande quantità per un inglese alla Sua età.
Io misi fuori per a-domani di Bagno, per un mese; solamente essere migliore che bene,
e gode, in, acquieti, la libertà dalla quale io ho acquisito il
dimissione dei sigilli. Lei mi parlerà più a grande da
per questo motivo; ed ora la buona notte a Lei.
LETTERA XXIX
Bagno, febbraio 18 O. S. 1748.
CARO RAGAZZO: Il primo che io mi sono avvalso della mia libertà era venire qui, dove
Io arrivai ieri. La mia salute, sebbene non fondamentalmente cattivo ancora, per
voglia di attenzione corretta di tardo, volle alcuno ripara, quale queste acque
mai non fallisca darlo. Io li berrò un mese, e ritorna a Londra,
là godere i conforti della vita sociale, invece di gemere sotto il
carico di affari. Io ho dato la descrizione della vita che io propongo
condurre per il futuro, in questo motto che io ho messo su nel frize
della mia biblioteca in casa nuova mia:--
Libris di veterum di Nunc, nunc somno, horis di inertibus di et
Ducere sollicitae jucunda oblivia vitas.
Io devo osservare a Lei su questa occasione che l'ininterrotto
soddisfazione che io mi aspetto di trovare in quella biblioteca, sarà per lo più
dovendo ad avendo assunto bene della parte di vita mia ad età Sua mio. Io desidero
Io l'avevo assunto meglio, e la mia soddisfazione ora sarebbe completa; ma,
comunque, io piantai mentre giovane, quel grado di conoscenza che ora è mio
rifugio ed il mio ricovero. Ancora faccia le Sue piantagioni più esteso; loro
voglia più che La paghi per guaio Suo. Io non pento il tempo che io
passato in piaceri; loro erano stagionali; loro erano i piaceri di
gioventù, ed io li godei mentre giovane. Se io non avessi, io probabilmente devo
ora li ha sopravvalutati, come noi siamo molto adatti per fare quello che noi non sappiamo;
ma, sapendoli come io faccio, io conosco il loro vero valore, e quanto loro sono
generalmente sopravvalutò. Né io pento il tempo nel quale io sono passato