Earl of Philip Dormer Stanhope Chesterfield

Lettere a Suo Figlio sull'Art di Divenire un Uomo del Mondo ed un Gentiluomo, 1748

Earl of Philip Dormer Stanhope Chesterfield

Capitolo 65


Londra, agosto 30 O. S. 1748

CARO RAGAZZO:  Le Sue riflessioni sulla condotta della Francia, dal trattato di
Munster a questa volta, è molto solo;  ed io sono molto contento per trovare, da loro,
che Lei non solo lesse, ma che Lei pensa e riflette su quello che Lei
lettura. Molti grandi lettori caricano le loro ricordi, senza esercitare loro
giudizi;  e fa legname-stanze delle loro teste invece di fornire
loro utilmente;  fatti sono ammucchiati su fatti senza ordine o distinzione,
e si può dire giustamente che componga quello,

        '-----Talpe di indigestaque di Rudis
        Caos di dixere di Quem.'

Segua, poi, nel modo di leggere che Lei è in;  non prenda niente per
concesso, sull'autorità nuda dell'autore;  ma pesa e considera,
nella Sua propria mente, la probabilità dei fatti e l'equanimità del
riflessioni. Consulti autori diversi sugli stessi fatti, e formi Suo
opinione sul più grande o minore grado di probabilità che sorge dal
intero, quale, nella mia mente è il massimo stiramento della fede storica;
certezza (io temo) non essendo essere trovato. Quando un storico finge
gli dia le cause ed i motivi di eventi, compari quelle cause e
i motivi coi caratteri ed interessi delle feste concerniti, e
giudichi per Lei se loro corrispondono o non. Consideri se Lei
non può assegnare altri più probabile;  ed in quel esame, non faccia
disprezzi alcuni cause molto cattive e trascurabili delle azioni di grandi uomini;
per così vario ed incoerente è natura umana, così forte e mutevole
è le nostre passioni, mentre fluttuare così è le nostre volontà, e così molto è le nostre menti
influenzò dagli incidenti di corpi nostri che ogni uomo è più l'uomo
del giorno, che un carattere conseguente e regolare. I meglio hanno
qualche cosa cattivo, e qualche cosa poco;  i peggiori hanno qualcosa di buono, e
qualche volta qualche cosa grande;  per io non credo quello che Velleius Paterculus
(nell'interesse di dicendo una bella cosa) dice di Scipio, 'il nihil di Qui non
fecit di aut di laudandum, aut dixit aut sensit.' Come per le riflessioni di
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