Capitolo 42
torcia a lui, come Lei abbia ma ora fatto?"
"Io chiedo insistentemente il Suo perdono", ritornò il ragazzo; "Io pensai che era la mia signora
cappellano che io stavo accendendo attraverso il recinto, ma la Sua riverenza sa
la verità migliore che io faccio."
Come lui parlò, lui sventolò la torcia su alto, e la pelle leggera pieno su
le caratteristiche eccitate del Sig. Broadhead. Una risata da De Valette che aveva,
inosservato, disegnato vicino abbastanza per udirli per caso, spaventò ambo, e
controllato la replica adirata che stava scoppiando dai labbra del cappellano. Lui
osservato l'intruso un momento in silenzio caparbio, poi quietamente
si ritirato; probabilmente consapevole, dalla prima esperienza che il gaio giovane
Cattolico non aveva molta venerazione per la sua persona o carattere. Il ragazzo
estinto con fretta la sua torcia, mentre mormorando, in una voce bassa,--
"La sua riverenza può trovare di nuovo il suo modo nel buio, come lui può meglio; ed esso
sarà bene se lui non ha bisogno della luce della mia torcia, prima che lui è
cassaforte nei suoi trimestri: accenda il diavolo, davvero! lui non si prese la buon cura a
pensi a quello, coltivi lui aveva servito il suo proprio scopo con lui!"
"Circa cosa sta mormorando, ragazzo?" De chiesto Valette.
"Sulla mia torcia, ed il diavolo, e gli altri buoni cattolici, per favore Suo
onori", lui rispose, con un arco basso.
"Abbia una cura, sirrah!" De detto Valette; "Io permetto nessuno, nella mia presenza,
parlare scortesemente della religione del mio paese."
"È un buon mantello", ritornò il ragazzo; "ed io non abuserei un
abbigli che è stato appena utile a me comunque indegno può
sia, in realtà."
"È potuto essere portato da canaglie", De detto Valette; "ma suo
valore intrinseco non è diminuito su quel conto. Lei annuncia
che Lei ha presunto che esso risponda a del disegno sinistro?"
"E, supponendo che io ho", lui chiese; "cosa poi?"
"Perché, poi Lei è un ipocrita."
"È bene per il tenente del mio signore per parlare dell'ipocrisia", detto il