G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

L'Uomo Che Seppe Troppo

G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Capitolo 66

fornisca di guarnigione accanto alla sede centrale severamente militare;  aveva un
stanza di biliardo ed una sbarra, ed anche una biblioteca di referenza eccellente per
quegli ufficiali che erano così perversi come prendere la loro professione
seriamente. Fra questi era il grande generale lui cui la testa di
argento e faccia di bronzo, come quello di un'aquila simile ad ottone spesso erano
essere trovato su curvo le tabelle e fogli della biblioteca. Il
grande Dio Hastings credè in scienza e studia, come in altro
ideals severo della vita, ed aveva dato molto consiglio paterno sul
aguzzi a giovane Boyle cui aspetti in quel luogo di ricerca
era piuttosto più intermittente. Era da una di queste prese di
studio che il giovane era uscito appena attraverso le porte di vetro
della biblioteca su ai collegamenti di golf. Ma, soprattutto, il bastone era così
nominato come per servire almeno le convenienze sociali di signore come
molti come gentiluomini, e Signora Hastings era capace giocare la regina in
tale società pressocché tanto quanto nella sua propria sala da ballo. Lei era
eminentemente calcolò e, come alcuni detti, molto inclinato giocare
tale parte. Lei molto era più giovane di suo marito, un attraente
e qualche volta signora pericolosamente attraente;  ed il Sig. Fisher di Horne
guardò un poco sardonicamente dopo lei come lei scopò via col
giovane soldato. Poi suo piuttosto occhio cupo deviò al verde e
le crescite pungenti arrotondano il bene, le crescite di quel cactus curioso
la formazione in quale foglia spessa cresce direttamente fuori dell'altro
senza cammini impettito o capisca. Diede alla sua mente fantastica un sentimento sinistro
di una crescita cieca senza forma o scopo. Un fiore o arbusto nel
Ovest cresce al fiore che è la sua corona, e è contento. Ma
questo era come se mani potessero scaturire da mani o gambe cresca fuori di
gambe in un incubo. "Aggiungendo una provincia all'Impero" sempre, lui
detto, con un sorriso, e poi aggiunse, più malinconicamente, "ma io dubito se io
era corretto, dopo tutto!"
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