Capitolo 66
qualche volta espresse in riguardo alle caste depresse, la sua reputazione
per la cultura profonda nelle filosofie ambo dell'Ovest e del
Est, il suo stile tagliente, la sua attività infaticabile il fascino di
la sua filantropia, la sua accessibilità ad alto e basso, suo molti atti di
gentilezza genuina, il magnetismo personale che, senza alcuno grande
vantaggi fisici, lui esercitò sulla maggior parte di quelli che entrarono in contatto
con lui, e specialmente sul giovane, combinato equipaggiarlo più
pienamente che alcun altro statista indiano per il comando di un
movimento rivoluzionario.
L'appello che Tilak fece agli indù era duplice. Lui li insegnò,
sulla mano del una, quella India, e specialmente Maharashtra, la terra del
Mahrattas, era stato più felice e migliore e più prospero sotto un indù
_raj_ che mai era stato o mai potrebbe essere sotto la regola di alieno
"demoni"; e che se il _raj_ britannico avesse ad una durata servito alcuni
scopo utile nel presentare India alle scoperte scientifiche di
Civilisation occidentale, aveva fatto così a costo rovinoso, materiale e
morale, agli indiani cui la ricchezza aveva esaurito e di chi sociale e
istituzioni religiose che aveva minato, e sull'altra mano lui contenne
fuori a loro la prospettiva che, se il potere fosse ripristinato una volta il
Brahmans che già aveva learnt tutti che c'era di buono essere
learnt dagli inglesi, l'età dorata ritornerebbe per dei ed uomini.
Quel Tilak stesso non credè proprio nella possibilità di overthrowing
Regola britannica è più che probabile, ma quello che degli indiani che lo seppero
bene mi dica lui credè era che gli inglesi potrebbero essere guidati o
stancato da un incessante e l'agitazione minacciosa in gradualmente
arrendendosi al Brahmans la realtà del potere, come faceva il più tardi
Peshwas, e contenuto rimanente con l'ombra mera della sovranità. Come
uno dei suoi organi lo spifferò fuori:--"Se il prodotto britannico ogni potere a noi
e trattiene controllo solamente nominale, noi possiamo essere ancora amici."