Capitolo 41
in un buffetto di suo proprio. Lui bevve un vetro del vino e seguì fuori il
galleria e propose un vetro a sua moglie. Lei non ne augurò. Lui disegnò
sulla sedia a dondolo, innalzò i suoi piedi picchiati con una pantofola sulla sbarra, e procedè
fumare un sigaro. Lui fumò due sigari; poi lui andò in e bevve
un altro vetro di vino. La Sig.ra Pontellier declinò di nuovo accettare un vetro
quando fu proposto a lei. Il Sig. Pontellier ancora una volta si fece sedere con
piedi elevati, e dopo che un intervallo ragionevole di tempo fumò alcuni più
sigari.
Edna cominciò a sentire come uno che gradualmente sveglia fuori di un sogno, un
sogno delizioso, grottesco, impossibile, sentire di nuovo le realtà
pigiando nella sua anima. Il bisogno fisico per sonno cominciò a raggiungere
suo; l'esuberanza che aveva sostenuto ed elevato il suo spirito la lasciò
indifeso e flessibile alle condizioni nelle quali si accalcarono lei.
L'ora di stillest della notte era venuta, l'ora prima di alba, quando il
mondo sembra tenere il suo alito. La luna appese minimo, ed aveva girato da
argenti rivestire di rame nel cielo riposo. Il vecchio gufo non stridè più, e
le acqua-querce avevano cessato lamentarsi come loro si curvarono le teste.
Edna sorse, fece venire i crampi a dal giacere così lungo ed ancora nell'amaca. Lei
barcollò sui passi, mentre afferrando debolmente al posto prima di passare in
la casa.
"È prossimo in, Leonce?" lei chiese, mentre dirigendo la sua faccia verso lei
marito.
"Sì, caro", lui rispose, con un sguardo seguente un soffio nebbioso di fumo.
"Nel momento in cui presto come io ho finito il mio sigaro."
XII
Lei dormì ma alcune ore. Loro furono agitati ed ore febbricitanti,
disturbato con sogna quell'era intangibile, che l'eluse, mentre andando via
solamente un'impressione su lei mezzo-svegliata sensi di qualche cosa
irraggiungibile. Lei era su e vestì nel fresco dell'inizio di mattina.
L'aria stava invigorendo e consolidò piuttosto le sue facoltà. Comunque,