Capitolo 20
consiste delle forze deificate di Natura, ora adorate come Agni il
dio di Fuoco; Soma, il dio e l'elisir della vita; Indra, il dio di
cielo ed il dio nazionale degli ariani; e di nuovo, sotto più
forme di astratto, come Prajapati il signore della creazione, Asura il
grande spirito, Brahmanaspati, il signore di preghiera; e qualche volta, di nuovo,
raggruppato insieme nella maestà trascendente di uno tutto-assorbente
la divinità, come Varuna su cui pre-eminenza pressocché inclina
monotheism. Ma l'impressione generale andò via sulla mente Occidentale è di un
caleidoscopio fantastico in che centinaio e migliaia pari delle divinità,
maschio e femmina, continuamente sta incerando e calando e cambiando luoghi,
e procedendo da, ed unendo la loro identità in, altri attraverso un
serie infinita di processi, in parte il materiale e parzialmente metafisico,
ma mai sempre più soggetto all'inspirazione e lo scopo del
Bramano, da solo versato nella conoscenza dei dei, e da solo competente
propiziarli da riti sacrificali della complessità in aumento, e da
preghiere di un formalismo rigido che gradualmente presume la forma di lago
incantesimi.
Questo è il grande cambio al quale i Brahmanas sopportano testimone. Loro mostrano
nessuna partenza segnata dalla teologia del Vedas, sebbene molti del
vecchi dei continuano ad o essere detronizzati per scomparire insieme, o a
riappaia in forme nuove, come Varuna che trasforma in un dio di notte per essere
adorato più per la sua beneficenza, ma essere placato per il suo
crudeltà; mentre, d'altra parte Prajapati è elevato al più alto
trono, con Sole, Aria, e Fuoco in presenza vicina. Quello che il Brahmanas
mostri è che il bramano ha acquisito l'autorità opprimente di un
status di sacerdotal, non vestito dei paramenti sacri soltanto nella cultura di un teologo,
ma in dell'attributo speciale del suo sangue, e perciò trasmissibile
solamente da padre a figlio. Il bramano fu aiutato indubbiamente a questo
pre-eminenza fatale dalle modifiche che aveva la lingua popolare