G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

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G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Capitolo 17

la fede in così parleying con brutalità così immense ed immemorabili. Esso
non era fino a che il momento di entrata che lui scrisse "Don Juan" che lui realmente ha perso
questo calore interno e la cordialità, ed un improvviso gridi di ilare
risata annunciò al mondo che il Dio Byron realmente era divenuto un
pessimista.

Una delle migliori prove nel mondo di quello che realmente vuole dire un poeta è il suo
metro. Lui può essere un ipocrita nelle sue metafisiche, ma lui non può essere un
ipocrita nel suo prosody. E tutta la durata della quale la lingua di Byron è
orrore e vuoto, il suo metro è un quatre_ di de di _pas che limita. Lui può
accusi esistenza sulle cariche più mortali, lui può condannarlo col
la maggior parte che devasta verdetto, ma lui non può alterare il fatto che su della passeggiata
in una mattina primaverile quando tutti i lembi stanno dondolando e tutto il sangue
vivo nel corpo, i labbra possono essere presi ripetendo:

  "Oh, non c'è una gioia come la quale il mondo può dare che porta via,
  Quando il bagliore di prima gioventù declina nel decadimento ottuso di bellezza;
  'Tis non sulla guancia di gioventù il rossore che si affievolisce così veloce,
  Ma il fiore tenero di cuore è andato prima gioventù stessa sia passato."

Quel racconto di arma automatica è la risposta al pessimismo intero di Byron.

La verità è quel Byron era una di una classe che può essere chiamata il
ottimisti inconsci che molto spesso sono davvero, il più più
pessimisti consapevoli ed intransigenti, perché l'esuberanza di loro
richieste di natura per un avversario un dragone grande come il mondo. Ma il
intero del suo essere essenziale ed inconscio era animato e fiducioso,
e quell'inconscio essendo, lungo travestì e seppellì emotivo sotto
artifici, improvvisamente saltò in prominenza di fronte ad un raffreddore, sodo,
necessità politica. In Grecia lui sentì l'uggiolare della realtà, ed al
tempo che lui stava morendo, lui cominciò a vivere. Lui sentì improvvisamente la chiamata di
quello seppellì e felicità di subconscio che è in tutti di noi, e quale
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