Rev. Alfred J. Church
Capitolo 74
dolori. Lui si descrive come ricorrendo di pomeriggio al suo
"Accademia", e discutendo là come gli uomini saggi possono sorgere superiori a
la paura di morte, addolorare ed addolorarsi come lui può dominare le sue passioni,
e trova l'appagamento in virtù da solo. "Se sembra", lui dice, mentre sommando su
la prima di queste discussioni, "se sembra l'offerta chiara di Dio
che noi dovremmo finire questa vita [lui sembra stia parlando di suicidio che
sembrato ad un romano per essere, sotto certe circostanze un atto lodabile],
ci permetta di rispettare volentieri e gratamente. Ci permetta di considerare che noi stiamo essendo
allentato da prigione, e rilasciò da catene che noi o possiamo trovare
il nostro modo indietro ad una casa che subito è eterna e manifestamente nostro
possieda, o almeno sia finisca di ogni sensazione e guaio per sempre. Se no
tale offerta venuta a noi, ci permetta di almeno curare teneramente tale temperamento che noi
può sembrare in quel giorno così terribile ad altri come pieno di benedizione a noi;
e ci permise di guardare su nulla dal quale o è ordinato per noi il
dei eterni o da natura, la nostra comune madre, come un cattivo. Non è
da dell'opportunità casuale che c'è stato creato. Ci sono oltre tutti
dubiti del Potere possente che guarda sulla corsa di uomo che fa
non produca una creatura cui decreto che è, dopo avere esaurito tutti
gli altri dolori, finalmente precipitare nel dolore senza fine di morte. Piuttosto l'impedimento
noi crediamo che noi abbiamo in morte un porto e rifugio preparò per noi. IO
che è probabile che noi navigiamo là con vele molto estese; se non, se
venti di contrario ci soffieranno di nuovo, ancora noi dobbiamo portata di necessità, sebbene esso
può essere in ritardo piuttosto, il porto dove saremmo noi. E come per il fato
quale è il fato di tutti, come può essere l'infelicità di uno?"
CAPITOLO VII.
UNA GRANDE COSPIRAZIONE.
Sergius Catiline appartenne ad una famiglia antica nella quale era precipitata