G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

La Gerusalemme Nuova

G. K. (Gilbert Keith) Chesterton

Capitolo 57

Quindi io ragionai, mentre sforzandosi con critichi selvatici nella regione selvaggia;
ma l'unica parte del dibattito che è attinente qui può
sia espresso nell'asserzione che io penso la Piramide grande,
per il profondo e la semplice ragione che è più grande di me.
Io suggerii delicatamente a quelli che furono delusi nella Sfinge
che era stato appena possibile che la Sfinge fu delusa in loro.
La Sfinge ha visto Julius Cesare;  molto probabilmente ha visto San Francesco,
quando lui portò la sua carità fiammeggiante ad Egitto;  certamente ha guardato,
nei primi giorni alti delle vittorie rivoluzionarie, sulla faccia
del giovane Napoleon.  Non è esso appena possibile, io suggerii
ai miei amici e mio individuo-turisti che dopo questi esperimentano,
sarebbe un poco depresso alla vista di Lei e me?
Ma come dico io, io solamente reintroduce i miei commenti in collegamento con un
più grande questione che queste cose morte del deserto;  in collegamento
con una tomba a che anche le Piramidi sono ma legname titanico,
ed una presenza più grande della Sfinge, siccome non solo è un indovinello
ma una risposta.

Prima che io seguo a difese più profonde di alcuno tale culto o la cultura,
Io desidero notare un genere di prova per le prime impressioni prima
di un turista all'ordine del giorno io piaccio, a chi molto che è veramente pieno
di una forza arcaica può sembrare soltanto rigido, o molto che realmente
quantità con una psicologia devozionale e profonda possono sembrare soltanto distorte.
In corto io mi metterei nella posizione del colto
Inglese che riceve completamente onestamente un'impressione mera
dell'idolatria.  Incidentalmente, io posso commento, è il colto
Inglese che è l'idolatra.  È colui che solamente riverenze
il luogo, e non riverisce la riverenza per il luogo.
È colui che è estremamente interessato circa se un oggetto mero
è vecchio o nuovo, o se un ornamento mero è oro o doratura.
Nelle altre parole, è piuttosto colui che valori le cose visibili
che l'impercettibile;  per nessun uomo sano quelle cose invisibili possono dubitare
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